ModenaCorrere | L’ultramaratoneta Antonio Tallarita secondo Freedom nella 24 ore British Ultrafest 2017 a Londra

Antonio Tallarita, Ingegnere presso la Kohler Engines (ex Lombardini) ha partecipato nel fine settimana scorso del 1-2 aprile a Londra alla Freedom British Ultrafest 2017, gara di 24 ore di corsa. L’ultramaratoneta reggiano d’adozione partecipando alla 24 ore di corsa londinese si è fatto un bel regalo di compleanno  infatti compirà 57 anni tra qualche giornio. La Freedom British Ultrafest 2017 si è svolta presso il centro sportivo polivalente Leisure K2, posto alla periferia della città. Antonio Tallarita nell’ultramaratona di Londra ha conquistato il secondo posto percorrendo km 198.35. La gara svoltasi nella pista di atletica di 400 metri di lunghezza ha visto la partecipazione di circa 60 atleti. Il podista reggiano, gelese di origini, che corre con i colori della Podistica Biasola è stato protagonista della gara fino alla 23 ora quando ha dovuto cedere il primo posto al padrone di casa Andy Jordan che ha vinto con km 202.05. Abbiamo sentito dallo stesso Tallarita, uno dei migliori ultramaratoneti italiani , alcune impressioni sull’emozionante gara avvenuta in un fine settimana di sole, anche se la variabilità del tempo Londinese non è mancata.

Allora Antonio raccontaci come è andata la gara ?
E’ stato un risultato molto positivo. Fin dalle prime ore la gara si è presentata molto dura a causa della tecnica di corsa utilizzata dagli atleti Inglesi che è completamente diversa dalla nostra.
Gli atleti Inglesi affrontano queste gare con continui strappi, i così detti “stop and go” e quindi diventa difficile capire chi è veramente il vero avversario su cui cominciare a puntare. Sono capaci di correre per una, oppure due ore alla velocità che varia tra i 12 ed i 14 km all’ora, poi si fermano, mangiano e bevono qualcosa e ripartono con lo stesso ritmo di prima o quantomeno con ritmi poco vicini tra loro. Noi Italiani abitualmente preferiamo ritmi con andature il più possibile costanti. Io sono partito dalle retrovie cercando di fare una gara il più possibile prudenziale fino all’individuazione dei papabili avversari. Alla 11 ora sono passato in testa alla classifica è lì ho cercato di rimanerci fino alla fine, ma purtroppo alla 23 ora sono stato ripreso e da lì la battaglia si è fatta più dura.

Deluso o soddisfatto?
Beh, parlare di delusione sarebbe grave. Il secondo posto era inaspettato. La presenza di atleti Inglesi di alto livello (il 2 luglio a Belfast sono previsti i Campionati Mondiali della 24 ore) non mi ha mai permesso di pensare di salire sul podio. Poi, piano piano ho cominciato a credere di potercela fare ma Andy non mollava e non ha mollato fino alla fine. Certo la vittoria mi avrebbe permesso di vivere diversamente questo risultato e festeggiare in modo più esaltante il mio compleanno.

Le ultramaratone come quella di Londra sono gare dure e vanno affrontate con muso duro e determinazione?
Con il passare degli anni mi rendo conto che è sempre più difficile pensare di continuare a stare ad alto livello. I giovani spingono molto e sicuramente, come è giusto che sia, al momento opportuno occorre lasciargli lo spazio. Le ultramaratone non sono gare facili e quelle a tempo in circuiti piccoli lo sono ancora meno delle altre. Occorre fare continui allenamenti e continue rinunce anche alimentari e costantemente occorre monitorarsi ed avere la consapevolezza della fatica da affrontare. Nella preparazione di questa gara ho dovuto rivedere molte cose e ricostruire un nuovo team che mi supportasse nelle analisi e nei test portando novità e positività. Sull’allenamento, un grosso contributo è stato dato dall’Ing. Paolo Gambini l’ideatore del SuperOP (Supercompensation Optimizer start up di Reggio Emilia) un allenatore elettronico che attraverso il continuo monitoraggio dei parametri fisici (pressione, battiti del cuore, ecc…) mi ha permesso di valutare giorno dopo giorno lo stress metabolico e di adattare l’allenamento migliore. Il Dott Rocco Fusco ha curato l’alimentazione, cosa non semplice e facile da gestire in quanto dopo un ceto tempo, quando lo stress fisico e mentale si fanno sentire, diventa difficile capire cosa mangiare. Quando un atleta si ferma al ristoro ha la tendenza di prendere quello che più soddisfa la vista e il palato e non certo quello che è giusto e necessario per ricaricare le energie. Dedico questo risultato a mia moglie Gabriella, la mia instancabile assistente di gara ed a Federica la fisioterapista del centro Fisiokinè Network che mi ha permesso di reggere carichi di lavoro inusuali e di continuare a puntare ad alto livello

Nerino Carri

Fonte: http://www.modenacorre.it/cronache.aspx?id=3808

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SuperOp Team

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