L’allenamento moderno per l’amatore professionale di Fulvio Pugliese

Quanto è importante la preparazione dell’amatore? Di quali strumenti si può avvalere per migliorare?
Fulvio Pugliese ci spiega il suo punto di vista su quanto è importante ottimizzare il carico di allenamento, misurarlo e recuperare dallo sforzo soprattutto quando non si è professionisti.

Sono Fulvio Pugliese, ho 53 anni e sono un Personal Trainer (metodologo) da 30 anni: la mia storia professionale inizia a 20 con la specializzazione in attività di fondo e in particolar modo nel ciclismo, di cui mi appassiono e innamoro perdutamente.
Ciclista praticante, fino a dieci anni fa agonista, mi occupo di tutto ciò che ruota attorno alla Maximum Personal Performance.

A questo scopo, a mio modo di vedere, il punto di svolta è il recupero.chi-sono-per-superop_2
In altre parole, se aumento i recuperi dagli allenamenti dei miei atleti, aumento la possibilità di migliorare il training e di ottenere una maggior performance.
Quando parlo di aumentare il training mi riferisco a lavori di metodo più precisi e adeguati, non tanto in quantità ma piuttosto qualità, di cui sono un convinto sostenitore.
Per altro quantità e qualità difficilmente si sposano.
Il Training Stress Score (TSS) infatti, è un modo di esprimere il carico di lavoro per una sessione di allenamento, e ovviamente dipende dal prodotto dell’intensità per la sua durata.
I carichi devono essere adeguati poiché il poco non permette di raggiungere l’obiettivo e il troppo porta a situazioni di sovrallenamento (overtraining o overtraining syndrome). Una condizione patologica molto complessa questa, che investe sia la sfera fisica sia quella comportamentale ed emotiva. Non c’è differenza fra stressor (agente stressante) fisico e stressor emotivo, entrambi si accomunano e si accumulano.
Di fatto, detto in termini molto semplici, si ha sovrallenamento quando l’attività fisica praticata è talmente intensa (sia in termini qualitativi che quantitativi) che l’organismo non è in grado, nel periodo di recupero, di smaltire la fatica accumulata.
Pertanto la mia idea è di preferire un errore di scarso allenamento, cui posso porre rimedio aumentando i carichi, piuttosto che di troppo allenamento che porterebbe a overtraining appunto, di lunga e difficile soluzione essendo una condizione patologica.

Oggi però sono felice di poter utilizzare due strumenti utilissimi ai miei atleti:
1) Il misuratore di potenza (potenziometro)
2) Il misuratore di recupero (SuperOp)

Il primo permette ai miei atleti di misurare adeguatamente il carico allenante in termini diretti: spinta che si evince in forza applicata ai pedali x lunghezza di pedivelle, in altre parole coppia (misurata in newton) per velocità di pedalata (Rpm) cioè watt. Misura diretta e precisa di quello che sto eseguendo in allenamento, piuttosto che frequenza cardiaca, misura indiretta di carico interno.
Il secondo è uno strumento per misurare lo sforzo e per stabilire la reale capacità per sopportarlo. Ergo massimo livello di allenamento, senza traguardare il limite e sfociare in sindrome da overtraining.

Per finire, c’è evidentemente una profonda differenza fra il professionista e l’amatore professionale.
Il primo, si occupa di allenarsi come prima condizione della sua giornata tipo, e tutto il resto ruota attorno a questo compito. Passa moltissime ore in sella ed è in grado di comprendere quando il troppo è troppo e quando il riposo ed il recupero diventano fondamentale, e se ne occupa.
Il secondo, si occupa di tutto il resto della sua vita (lavoro, famiglia ecc.) prima di potersi svagare allenandosi adeguatamente, a volte stanco dalla giornata e/o stressato a livello emotivo. Un prodotto che misuri il suo livello di recupero diventa pertanto fondamentale in misura maggiore del professionista che ha anche altri modi per comprenderlo.

www.pugliesetraining.com – Fulvio Pugliese

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Veronika Piovesan

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