La preparazione degli atleti Margie Santimaria e Andrea Secchiero

Cos’hanno in comune Andrea Secchiero e Margie Santimaria? Il triathlon prima di tutto, e molto altro. Scopriamo insieme il loro approccio alla preparazione in vista di una gara.

Lei porta i cromosomi del talento che il papà Sergio, professionista su strada negli anni 80, le ha trasmesso. Lui, ha vestito la maglia tricolore di campione italiano sprint ed è quello che si definisce un atleta elite pronto al riscatto. Eccoli qui: Margie Santimaria e Andrea Secchiero, ambedue nelle fila delle Fiamme Oro e che incontriamo per farci raccontare il loro approccio all’allenamento, visto che entrambi utilizzano dalla scorsa primavera SuperOp, l’innovativa soluzione per ottimizzare la preparazione fisica. Facciamo due chiacchiere per analizzare il parallelismo tra due atleti apparentemente diversi, ma che condividono la ragione della loro professione: l’allenamento.

Iniziamo con una domanda generica: come ti alleni?

M. Dipende dal periodo e dalla stagione, gestire tre discipline non è semplice. In inverno alleno tutti e tre gli sport, prevedendo per ognuno un allenamento più intenso e per gli altri due uno più tranquillo, puntando magari sulla forza, con una bassa intensità. D’estate invece quando si intensificano anche le gare, aumento di conseguenza l’intensità degli allenamenti

A. La mia giornata tipo prevede la sveglia intorno alle 8 e alle 9,30 faccio un allenamento in bicicletta, mentre il pomeriggio dalle 15 alle 17 mi alleno sempre con la squadra di nuoto, lasciando la corsa come ultimo step, nel tardo pomeriggio/sera. Nei giorni più impegnativi elimino la bici e mi dedico solo a nuoto e corsa; diciamo che in una settimana prevedo 5/6 allenamenti di nuoto e 4/5 di corsa e bici, inserendo anche un paio di sedute in palestra.

Quali sono le 3 doti che ogni atleta richiede al proprio allenatore? 

M. Sicuramente un allenatore deve avere fiducia nel suo atleta, sostenerlo e aiutarlo a superare i momenti difficili come lo sconforto dopo una gara non brillante. Per quanto riguarda la preparazione deve avere una buona conoscenza della materia ed essere competente. Ultimo, ma non per importanza, deve essere un bravo psicologo perché la mente gioca un ruolo fondamentale in questa disciplina, soprattutto per noi donne.

A. Al primo posto c’è la capacità di comunicazione, che deve essere costante. La seconda caratteristica è la flessibilità durante gli allenamenti, un coach deve sempre essere “sul pezzo”, capire quando è il caso di invertire la rotta e cambiare le modalità di allenamento, proprio per la difficoltà della disciplina. Al terzo posto, che può essere riconducibile alla prima caratteristica, c’è il fatto che dovrebbe creare un legame forte, una rapporto di amicizia e fiducia con il proprio atleta, quella è la chiave di tutto.

Raccontaci un aneddoto importante riguardo al tuo allenamento. 

M. Una cosa che ho imparato a fare dopo essere stata operata alla spalla è fare l’allenamento in palestra con gli elastici per le braccia, può sembrare una cosa di poco conto ma è fondamentale per preparare le spalle all’allenamento e credo che tutti dovrebbero farlo, per prevenzione.

A. In realtà non ricordo un aneddoto particolare dei miei allenamenti ma un momento che mi è rimasto impresso e non dimenticherò mai è la vittoria del mio primo titolo assoluto al Triathlon Sprint nel 2011 a Rimini, quando ero appena entrato nelle Fiamme Oro. È stata la mia prima vittoria importante individuale e un grande motivo di orgoglio.

Cosa ne pensi di chi dice che ogni allenamento debba essere una gara?

M. Bisogna distinguere. Ci sono volte in cui ci si allena con altre persone e sentire il costante senso di competizione non va bene, sentire sempre “la gara” ti logora. Se si parla di se stessi però bisogna cercare di dare il massimo e migliorarsi ogni volta, quindi sono d’accordo a metà con questa affermazione, più nell’accezione che bisogna sempre tirare fuori il meglio da se stessi, per se stessi.

A. Credo non debba essere una regola, non bisogna vivere lo sport e gli allenamenti con troppa pesantezza, a volte bisogna prenderli in modo più semplice e con tranquillità, senza spingere troppo.

Ci sono giorni in cui faresti di tutto, meno che l’allenamento. Come reagisci?

M. in queste occasioni il famoso psicologo/allenatore serve molto per spronarmi e spingermi ad andare avanti, poi c’è di base la volontà dell’atleta e la consapevolezza che il saltare l’allenamento non farà male a nessun altro se non a te stesso, ci vuole una buona tecnica di autoconvincimento.

A. Bisogna trovare la motivazione dentro di sé, bisogna darsi la spinta per reagire. Capitano i giorni in cui magari si vorrebbe fare meno, ma questo lavoro è una scelta, quindi un atleta troverà sempre la forza per affrontare anche la giornata negativa.

La giornata tipo della vigilia della gara e il post competizione.

M. Il giorno prima tendenzialmente si fa poco, ci si rilassa o comunque si opta per un allenamento tranquillo, si mangia bene e si cerca di preparare corpo e mente. Se capita di essere fuori dall’Italia si vanno a vedere i percorsi, ci si prepara anche così. Il giorno dopo più o meno uguale, se è un periodo più fitto di gare si cerca di allenarsi comunque senza forzare, perché c’è ancora in gioco la stanchezza della gara, quindi se non si può optare per un vero e proprio riposo si punta ad un allenamento leggero.

A. Di solito due giorni prima di una gara sto molto tranquillo, riposo e massaggi, mentre il giorno prima faccio due o tre allenamenti con allunghi e variazioni per arrivare alla competizione con una marcia in più, con sprint. Per recuperare invece il giorno successivo faccio due allenamenti abbastanza tranquilli.

L’atleta delle Fiamme Oro Margie Santimaria

Qual è il tuo approccio nei confronti della tecnologia?

M. Parlando di SuperOp all’inizio ero titubante, perché era una novità e non ne capivo il corretto utilizzo, vedevo dati poco chiari, poi in realtà ho scoperto uno strumento che più usi e più apprezzi perché arriva a leggere davvero il tuo stato, valutando anche parametri che prima non erano “leggibili” come lo stress o il malessere, non basandosi unicamente su puri dati fisici.

A. Mi sono avvicinato da poco a SuperOp, prima come molti atleti mi limitavo a registrare alla mattina le mie pulsazioni per capire se avevo recuperato dall’ultimo allenamento, ma questo strumento si spinge oltre. È un grande aiuto nell’organizzazione dei lavori sulla base dello stato di salute: prima mi programmavo una settimana e la dovevo seguire, ora posso programmare in modo più consapevole e fare modifiche giorno per giorno in base al responso di SuperOp, che è una valore aggiunto per il recupero.

Cosa non faresti mai per vincere una gara? 

M. Sono due le cose a cui dico assolutamente no: il doping e la scorrettezza. Il primo perché credo si debba partire da una base di uguaglianza in gara, così che possa davvero vincere il migliore, quello che si allena più duramente. La scorrettezza non porta da nessuna parte cercare di danneggiare gli avversari durante una gara: bisogna vincere per le proprie qualità.

A. Non sarei mai disposto ad infrangere le regole, è una cosa che mi hanno insegnato fin da piccolo. Giocare pulito è importante, tanto negli allenamenti quanto nelle gare, perché l’antisportività non paga, se si deve emergere lo si deve fare per merito.

 

 

© Copyright Triathlete, Editoriale Sport Italia | All rights reserved

Veronika Piovesan

Leave a Reply Text

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Continuando a navigare, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca qui per maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi