Gazzetta dello Sport | L’allenatore con l’algoritmo: Sacchi, SuperOp e sperimentazioni

Carlo Brena parla con Emanuele Sacchi, il tecnico romano e azzurro del fondo che ha sperimentato un nuovo strumento di lavoro chiamato Super Op. Ecco gli spunti interessanti emersi.

Il tecnico Emanuele Sacchi tra Federico Vanelli e Simone Ruffini

Il tecnico Emanuele Sacchi tra Federico Vanelli e Simone Ruffini

«Prima che in piscina, il nuoto si praticava in acque libere. E’ lì la sua origine». Ci tiene a precisare Emanuele Sacchi, il tecnico federale che guida la nazionale azzurra di fondo, ricordandoci che quei ragazzi che nuotano per chilometri e chilometri, in mare o nei laghi, altro non sono che il naturale prolungamento della genesi del nuoto. E l’Italia in questo campo, dice la sua, grazie a giovani talenti e all’impegno in vasca di allenatori competenti come Sacchi. «Lavoro con un gruppo composto da 9 atleti, di cui quattro donne, da giovani di 22 anni a più esperti di ventotto» e tra questi anche nomi pesanti che hanno come Federico Vanelli (primo in Coppa del Mondo a a Viedma), Simone Ruffini (iridato della 25 km a Kazan 2015 e re di Coppa nella 10 km), Martina Grimaldi (bronzo olimpico a Londra, già iridata e regina europea) e Aurora Ponselè (bronzo europeo nella 10 km). E si sa che per raggiungere risultati mondiali, oltre al talento, è necessario un gran lavoro: «Ci si allena 5 ore al giorno in acqua, poi facciamo tre sedute settimanali a secco in palestra, e una dal fisioterapista come attività preventiva – commenta Emanuele – per una media giornaliera di 20 chilometri» ma c’è chi, in vista di specifiche gare, allunga anche a 24/25 chilometri. Numeri da brividi, soprattutto perché nuotati tutti in piscina: «L’allenamento in acque libere lo facciamo durante le competizioni» commenta sorridendo Sacchi. Ma ciò che più incuriosisce è capire quando un nuotatore decide che le acque libere siano il proprio campo di gara: «Il profilo del fondista lo vediamo nei campioni che hanno, oltre che doti fisiche, anche capacità mentali e tattiche per nuotare e al contempo tenere sotto controllo gli avversari in un ambiente non facile come l’acqua». Un atleta non comune, disposto a far fatica aerobica per un periodo prolungato, fino a 5 ore come nel caso di una 25 chilometri, e un atleta non facile da trovare: «La vocazione per le acque libere nasce spontanea nell’atleta, ma una volta presa la decisione servono tre/quattro anni per avere un nuotatore completo».

Tuttavia, se da una parte c’è un gruppo di lavoro con forti potenzialità, dall’altra si deve considerare che non tutti gli atleti reagiscono allo stesso modo a medesimi carichi allenanti: «Certo, e qui sta la difficoltà. Il nostro obiettivo è la individualizzazione dell’allenamento, day by day» perché quello che Sacchi prevede per un nuotatore trentenne non può andar bene a una ragazza di poco più di vent’anni. «Ognuno dei miei atleti reagisce in modo diverso a livello organico ai carichi allenanti, ed è per questo che la programmazione non può prescindere dal nuotatore: bisogna metterlo al centro, in modo da personalizzare l’allenamento. Pensi che a volte mi capita di programmare fino a sei allenamenti diversi in una giornata! L’atleta va rispettato nella sua individualità!»E in questo senso, coach Sacchi, noto nell’ambiente per la sua capacità di sperimentare, ci racconta le sue esperienze recenti: «Proprio in virtù del fatto che ogni atleta ha risposte diverse agli allenamenti e carichi di stress individuali, anche in relazione alla vita che conduce, avere uno strumento che aiuta a programmare un piano personale con carichi ad hoc, è un valore aggiunto straordinario». Da ottobre scorso, cinque dei suoi ragazzi stanno utilizzando un sistema italiano, SuperOp, soluzione basata su un sofisticato algoritmo che consente di individuare il carico allenante della giornata, dopo una semplice misurazione al mattino di pressione e battito cardiaco. «I ragazzi hanno reagito bene alla novità, soprattutto perché conoscono la mia propensione a sperimentare, e perché sono stati coinvolti da subito. La motivazione, anche in questo caso, è fondamentale» sottolinea SacchiDal punto di vista pratico, l’atleta si misura ogni mattina e i suoi dati comunicati automaticamente allo smartphone: «Io vedo in tempo reale le indicazioni dello strumento sul mio computer, e in questo modo è come se avessi un quadro sinottico della condizione fisica dei miei atleti e posso confermare oppure cambiare o integrare le tabelle d’allenamento della giornata». Naturalmente Sacchi sottolinea che SuperOp è un ulteriore strumento di valutazione: «Utile certo, perché preciso e semplice da utilizzare, ma niente può sostituirsi all’occhio dell’allenatore» che fa ancora la differenza, aggiungiamo noi.

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SuperOp

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