Donne e Sport – A cura del Dott. Davide Zecchi

La credenza diffusa, ed al quanto errata, di pensare alla donna in ambito sportivo come il “sesso debole” è un concetto purtroppo ancora troppo radicato nella nostra società per poterlo estirpare nel breve termine, ma destinato ad essere decisamente rivisto e, speriamo, superato nel futuro prossimo.

Che uomo e donna siano diversi è indubbio, ma non tanto quanto si possa facilmente credere e soprattutto non abbastanza dal considerare l’atleta donna come un’atleta da allenare in minor misura rispetto al sesso opposto.
Probabilmente rimarrete stupiti nel leggere di come molti studiosi (su tutti Ebben, Jensen 1998 – Fleck, Kraemer 2004) siano giunti alla conclusione che: “le donne debbano essere allenate con programmi identici agli uomini”.
Può sembrare una dichiarazione al limite del paradossale, ma non lo è, affatto. Cerchiamo di capirne di più.

DIFFERENZE DI GENERE TRA UOMO E DONNA:
Composizione corporea: la donna presenta in media un 10% in più di massa grassa rispetto all’uomo. Di conseguenza con una minore massa magra.
– Le donne hanno una maggior capacità dell’uomo di resistere alla fatica ed una maggior capacità di recupero rispetto all’uomo (Clark e collaboratori, 2003 – Hunter e collaboratori, 2004), presentando migliori adattamenti cardiovascolari centrali rispetto all’uomo.
– Di contro l’uomo gode di una maggior portata cardiaca grazie ad una maggior gittata sistolica (Pelliccia e collaboratori, 2003).
– Per quanto riguarda le capacità condizionali la donna a livello di forza massima mostra un gap significativo rispetto all’uomo, ma tale gap praticamente si annulla se il valore si normalizza rispetto alla massa muscolare (Sharobaiko, 1985). Normalizzando il valore ancora una volta e riferendolo alla massa muscolare sembrano non esistere differenze tra di due sessi (Weber, 2006) per quanto riguarda la velocità massima.
Aprendo il capitolo resistenza: all’aumentare della durata del carico le differenze tra uomo e donna si assottigliano di molto, specie se si parla di atlete di altissimo livello (Drinkwater, 1988).
Infine, il confronto è impietoso per l’uomo nei riguardi del “gentil sesso” relativamente alla mobilità articolare, in virtù di un’elevata elasticità tendinea, legamentosa e connettivale del pianeta femminile.

Conoscere le differenze di genere tra i due sessi è fondamentale per ottimizzare, senza discriminazioni, la prestazione del singolo atleta o di un gruppo, traendone il miglior risultato possibile e rispettando ovviamente le fasi sensibili di crescita.
Come farlo? I metodi e mezzi di allenamento sono molteplici, personalizzabili al meglio individuo per individuo; non credo però che oggi giorno la sola esperienza di: formatori, educatori, istruttori, tecnici o preparatori possa bastare. Nella “new era” tecnologica sfruttare al meglio i supporti relativi al monitoraggio dell’allenamento è un aspetto ormai basilare per raggiungere l’eccellenza.
Super Op è sicuramente uno degli strumenti in grado di fornire a noi professionisti un più ampio archivio di informazioni che, se opportunamente osservate, possono aiutarci a modulare ancora meglio carichi e recuperi, atleta per atleta.

– SPORT E CICLO MESTRUALE: ARGOMENTO ANCORA TABU’?
Credo che uno dei grossi vantaggi del conoscere la ricettività all’allenamento di un’atleta donna, day by day, sia quello di interpretare le alterazioni della prestazione nelle diverse fasi del ciclo mestruale.
Quando si affronta questo tema, specialmente nel mondo dello sport, sembra di toccare un argomento tabù, del quale preparatori, allenatori, addetti ai lavori ed atlete stesse preferiscono non parlare.
Strano, poiché si parla di una normale fase fisiologica e soprattutto perché, al contrario di quanto si possa pensare, sono molte le sportive di livello mondiale che, di recente, hanno ammesso di aver vinto o battuto i propri record nel pieno del ciclo mestruale.
Fu Yuanhui nel nuoto (bronzo nei 100 metri dorso alle Olimpiadi di Rio), Paula Radcliffe (record del mondo nel 2002 in maratona, a Chicago) o la nostra Sara Simeoni. E chissà quante sono rimaste all’oscuro.
Ecco perché fare sport, anche ad altissimo livello, in “quei giorni”, si può!

– CASISTICA: SUPER-OP & CICLO MESTRUALE NELL’ATLETA
Osservare. Deve essere essenzialmente questo il fondamento su cui costruire le proprie teorie, combinandole con la scienza ed i relativi studi; ed è proprio osservando l’andamento della ricettività organica che è possibile comprendere meglio tutti i campanelli d’allarme inviati dal punto di vista fisiologico, atleta per atleta.

Il caso in oggetto è relativo ad un’atleta professionista, di elevata caratura, praticante ciclismo.
Nonostante l’assunzione della pillola anticoncezionale la ragazza non presenta un ciclo regolare.
I molteplici impegni agonistici ed i viaggi (anche intercontinentali) nei suddetti periodi non permettevano di tarare i parametri di volume ed intensità in funzione della RO, con l’atleta spesso impossibilitata ad allenarsi per conto proprio.

In figura, dal Trainer Vista, si nota una successione di rosso-arancione-tris di gialli.
Nel mese di Marzo, l’indomani la presenza del ROSSO (26%) si presentava l’inizio del flusso.

Nulla di trascendentale ovviamente, almeno fino all’osservazione del successivo inizio del flusso, ancora una volta il giorno successivo al ROSSO, nonostante il ciclo fosse del tutto irregolare.

Situazione ripetuta anche nel mese successivo, aggravata da un lungo viaggio durato, tra voli e scali due giorni.

CONSIDERAZIONI:
Il primo pensiero è ovviamente che il giorno prima dell’inizio del flusso / ciclo mestruale la bassissima ricettività organica sia un campanello d’allarme importante, da considerare.
Ovviamente ogni singolo ROSSO non può destare sospetto, ma è interessante notare due aspetti che possono aiutare il coach o chi per esso a conoscere meglio la persona che si allena:
– il soggetto nella fase mestruale non ha un vero e proprio crollo della RO, ma galleggia spesso tra un 50 ed 80%;
– nella settimana successiva, nella fase proliferativa (vedi figura sotto), l’atleta presenta elevati livelli di RO.

Settimana successiva al ciclo, Marzo (sopra) ed Aprile (sotto).

CONFRONTI:
La prima reazione a questa situazione è stata ovviamente quella di controllare che altre atlete avessero la medesima situazione. Ovviamente il responso è stato negativo:

Addirittura questa seconda atleta (ottima Master di livello nazionale) presentava un VERDE il giorno prima dell’inizio del flusso, con una buonissima RO nei primi 4-5 giorni, prima di crollare nella settimana successiva.
Interessante notare come ogni ragazza, ancora adesso, mostri un andamento diverso l’una dall’altra e non sempre ripetibile, seppur uno schema di massima sembra essere mantenuto.
Trattasi ovviamente di spunti e non di conclusioni definitive: servirebbero infiniti studi da laboratorio, analisi e confronti e probabilmente non si giungerebbe ad una soluzione univoca.
Basti pensare come esistano studi, in particolare nel nuoto, in grado di dare questi risultati, agli antipodi:
– studio 1: nelle nuotatrici i tempi migliori avvengono nella fase di flusso;
– studio 2: nelle nuotatrici i tempi migliori avvengono nella fase successiva al flusso;
– studio 3: differenza tempi non significativa tra le fasi.  (Fonte: Willmore, Costill)

IN CHIUSURA:
Vogliamo quindi dimostrare che le atlete siano più performanti in una fase piuttosto che in un’altra in maniera univoca tra esse? No, la risposta non può che essere questa.
La soluzione è di osservare ogni singola atleta e la reazione di ognuna non solo ai carichi allenanti, ma al normale andamento fisiologico femminile, in modo da sfruttare al meglio i giorni ad elevata ricettività e di ricavare la migliore strategia per capire come allenarsi nei giorni a bassa ricettività.
Prima di chiudere però, spero non vi sia sfuggito il punto ad inizio articolo riguardante le differenze di genere, in particolar modo nell’accezione: le donne hanno una maggior capacità di recupero rispetto all’uomo ed una miglior capacità di resistenza alla fatica.

Nell’ambito di un piano di allenamento al femminile ecco che: comprendere come la donna dal punto di vista metabolico sia molto difficile “da esaurire”, in grado di recuperare velocemente e di rigenerarsi, così come debba essere dal punto di vista neuromuscolare allenata in maggior misura rispetto all’uomo; risulta fondamentale al raggiungimento della massima prestazione.
Allora si che quanto affermato inizialmente riguardo l’allenare la donna a livello dell’uomo (rispettandone le differenze di genere) assume un significato più chiaro, profondo e scientifico.


Dott. Davide Zecchi

Dottore
 in Scienze Motorie, preparatore atletico specializzato in: ciclismo (preparatore del Bottecchia Factory Team Mtb), corsa e triathlon.
Istruttore FITRI e Preparatore Fisico di Pallacanestro.
Titolare del centro Zetatraining.

 

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