CS | DAVIDE GHIOTTO: DALLE ROTELLE AL GHIACCIO CON VISTA A CINQUE CERCHI

Dopo un inizio di carriera nel pattinaggio di velocità su strada, lo skater vicentino approda nel 2014 al ghiaccio con l’obiettivo di vestire i colori azzurri ai Giochi Olimpici. Con due ori conquistati alle Universiadi 2017 e con il nuovo record italiano sui 10.000 metri ai Mondiali (quinto posto assoluto) le aspettative di Davide crescono in vista di Pyeongchang.
«Mancano sei mesi alle Olimpiadi Invernali e la preparazione procede nel migliore dei modi» commenta Ghiotto dopo uno stage a Berlino di due settimane. SuperOp al fianco dell’azzurro, la soluzione per la preparazione fisica dello sportivo.

 

Archiviamo l’estate e i suoi sport sotto il sole cocente, si passa presto in modalità winter, anche in vista dei Giochi Olimpici Invernali che Pyeongchang ospiterà il prossimo febbraio, e tra le discipline che assegneranno gli ori a cinque cerchi il pattinaggio di velocità resta comunque una disciplina affascinante che in passato ci ha dato qualche soddisfazione: a Torino 2006 Enrico Fabris fece un bottino di due ori nei 1.500 metri e nell’inseguimento a squadre, e un bronzo nei 5.000 metri.
È questo il momento nel quale gli atleti che vogliono staccare il biglietto per la Corea (del Sud, sia chiaro…) devono caricare e aumentare i volumi di lavoro, perché da qui all’apertura dei Giochi mancano meno di sei mesi.

Il record italiano sui 10.000 metri e una vetrina mondiale.
Tra chi ambisce a vestire la tuta azzurra della nazionale e sfidare i tulipani olandesi, veri leader del pattinaggio di velocità, c’è Davide Ghiotto, 23 anni di Vicenza, «Alta Villa Vicentina, per la precisione» che difende i colori del Gruppo Cosmo Noale Ice, iscritto all’Università di Trento alla facoltà di Filosofia dove gli mancano solo quattro esami alla laurea. Proprio in virtù del suo status di studente, lo scorso inverno alle Universiadi di Almaty in Kazakistan, ha partecipato con grande soddisfazione alla rassegna sportiva, conquistando due ori nelle prove di 5.000 e 10.000 metri.

«Salire sul gradino più alto del podio è sempre importante, ma quello che mi ha dato maggior soddisfazione è stato il record italiano sulla distanza lunga ai Mondiali». Infatti Ghiotto ha firmato il nuovo primato nazionale in occasione del Campionato Mondiale ospitato lo scorso anno sulla (futura) pista olimpica di Gangneung, e che lo ha visto fermare il cronometro sul tempo di 13’01″38, abbassando il proprio personale di quasi 20 secondi «che mi è valso il quinto posto assoluto» che in una prova mondiale e soprattutto preolimpica, sembra essere di buon auspicio.

Dalle rotelle al ghiaccio.

Tuttavia, una particolarità della storia di Davide Ghiotto sta nelle sue origini: «Ho iniziato con il pattinaggio a rotelle e ho fatto diversi piazzamenti nelle gare di Coppa del Mondo, ma col tempo ho coltivato il sogno di andare alle Olimpiadi, e così…». E così dal 2014 il giovane vicentino ha “virato” allo speed skating con l’obiettivo del grande palcoscenico a cinque cerchi. «Però il passaggio non è stato facile – come ci spiega Davide – perché seppur sembrino due discipline simili, le differenze sono molte e sostanziali. Prima di tutto nel pattinaggio a rotelle si corre in gruppo, in pieno stile ciclistico, quindi contro un avversario, mentre sul ghiaccio si corre in modo individuale, ovvero contro il tempo». Inoltre, aggiungiamo noi, sulle rotelle non è richiesta quella tecnica che invece sul ghiaccio è basilare: «Esatto. Il segreto sul ghiaccio sta nel far scivolare la lama alla ricerca della massima scorrevolezza».
I dettagli fanno la differenza.
Si tratta di centesimi di secondo che possono fare la differenza, ed è per questa ragione che le scarpe vengono costruite personalizzate sul piede dell’atleta: «E per avere maggior sensibilità, pattiniamo rigorosamente senza calzini» aggiunge Davide.
E di conseguenza anche l’allenamento è sostanzialmente differente: «Vero! Nel pattinaggio su ghiaccio siamo sempre fuori soglia, in gare che vanno dai 6 ai 13 minuti, lavoriamo costantemente in zona lattacida». Termini tecnici ormai sdoganati ai più, che indicano impegno massimale in un ristretto periodo di tempo.
Sotto l’esperta guida di Maurizio Marchetto, Ghiotto e un plotone di una decina di atleti azzurri, seguono un programma di allenamento che prevede esercizi per il rinforzo muscolare («squat e balzi come se piovesse») alternati a impegni “statici” con elastici («per simulare la pattinata»), il tutto condito da tanto allenamento aerobico in bicicletta: «La bici è proprio una passione: con la mia Cavalera faccio 9.000 km l’anno!». E poi ci sono i ritiri con la squadra: «Ci alleniamo nel Centro Federale di Baselga di Pinè, ma durante l’estate migriamo tra Olanda, Germania e Norvegia dove ci sono impianti coperti», e poi ossigenazione ai 1800 metri di Livigno «dove abbiamo fatto uno stage di tre settimane».

La scelta per ottimizzare la supercompensazione.
Una preparazione molto articolata, dunque, che necessita della massima attenzione, e Davide Ghiotto per ovviare ai rischi di overtraining pur dovendo aumentare costantemente i carichi per migliorare la capacità prestazionale, ha scelto una soluzione innovativa: SuperOp. «Lo scorso anno ho assistito a una presentazione del professor Marco De Angelis, e per natura sono molto curioso, e così mi sono informato, ho visto che SuperOp è stato già adottato da diverse nazionali e federazioni italiane e ho scelto di utilizzarlo anch’io» commenta Ghiotto.
SuperOp è la soluzione che prende in considerazione i parametri di frequenza cardiaca e pressione minima e massima, rilevati prima di alzarsi dal letto: i tre valori vengono scaricati in una app sul proprio smartphone che, attraverso un sofisticato algoritmo messo a punto dal professor Marco De Angelis dell’Università de L’Aquila, misura la ricettività organica dell’atleta ad un nuovo allenamento, cioè, semplificando, quanto l’atleta ha “recuperato” gli allenamenti precedenti. Questa “indicazione” rappresenta il valore del carico di lavoro che Ghiotto utilizza per i propri allenamenti quotidiani. «E mi trovo veramente bene – sottolinea il pattinatore vicentino – perché vedo giornalmente la mia condizione fisica e mi fornisce conferme sulla consapevolezza delle mie capacità nel corso della preparazione».

Difficile dire di aver trovato l’erede di Enrico Fabris, eroe di Torino 2006, ma di certo con Davide Ghiotto l’Italia del pattinaggio di velocità ha trovato un nuovo protagonista.

 

Informazioni per i media:
Ufficio stampa SuperOp a cura di LDL COMunicazione

SuperOp

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